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PAOLO CECCARINI

Pubblicato 30 giugno 2016 da EuroMusic in Artisti, Pianisti Organisti

“….Pianista e compositore milanese, si è brillantemente diplomato in pianoforte presso il Conservatorio G. Verdi sotto la guida del Maestro Sergio Lattes, seguendo parallelamente i corsi di musica elettronica e di composizione.
Si è dedicato all’approfondimento del repertorio liederistico a fianco di importanti artisti, svolgendo una vivace attività concertistica e ottenendo i premi più significativi ai concorsi internazionali di musica vocale da camera di Conegliano e “Franz Schubert” di Ovada.”

Ha collaborato come consulente artistico e pianista col Centro italo-tedesco “Villa Vigoni” di Menaggio. Ha partecipato a concerti come solista con importanti orchestre, tra cui  quella de: “I Pomeriggi Musicali” e l’orchestra sinfonica della Rai. Per anni ha collaborato, sotto la direzione di maestri di rinomanza internazionale, con l’orchestra sinfonica della Rai di Milano in qualità di professore d’orchestra, sia suonando in numerosi concerti presso la Sala Grande del Conservatorio G. Verdi di Milano, sia prendendo parte alla realizzazione di trasmissioni radiofoniche e televisive per la Radio Televisione Italiana. Ha tenuto conferenze e conferenze-concerto sulla storia del melodramma e sulla musica strumentale nell’Ottocento in Germania. Come compositore segue oggi un linguaggio stimolato dalla linea delle tradizioni classica, rinascimentale, preromantica, neoclassica, guida al recupero d’uno stile semplificato e idealmente metafisico, proteso a coniugare nella chiave della contemporaneità piani tonali e melodici. Amplissima è la sua produzione: molti pezzi per pianoforte solo, tra cui una Sonata per pianoforte su testo di Kurt Schwitters (Ursonate), e da camera, tra cui una Sonata per sax e piano in stile classico/jazz con ampio spazio lasciato all’improvvisazione e “Tre pezzi in forma di sonata” per oboe e pianoforte. Attualmente sta musicando per canto e pianoforte ampia parte dell’opera poetica di Giuseppe Ungaretti e, più in generale, della produzione poetica italiana del Novecento (v. Catalogo generale). Ha composto un melologo per voce recitante e pianoforte sul racconto in versione integrale: “Le Petit Prince” di Antoine De Saint-Exupéry e una Sonata per pianoforte con voce recitante ad libitum, sul testo della “Ursonate” di Kurt Schwitters . Sta componendo, sempre in forma di melologo, l’integrale dei “Sonetti a Orfeo” di Rilke. Su committenza dell’Istituto Superiore di Studi Medievali “Cecco D’Ascoli” ha composto un’ opera per pianoforte solo ispirata all’ “Acerba” di Cecco D’Ascoli. Parte sempre più rilevante tra i suoi interessi è occupata dall’ esecuzione di musica pianistica improvvisata estemporaneamente e dal vivo.
Dal 1999 è docente di pianoforte presso il Civico Istituto Musicale “G. B. Sammartini” di San Donato Milanese (Milano) e dal 2015 socio della Scuola di Musica N. Paganini di Legnano.
Dal 2011 al 2016 è stato titolare di una delle principali etichette italiane di distribuzione e vendita di spartiti musicali in rete.
Ha di recente inventato e brevettato un’ innovativa geometria della tastiera del pianoforte, ERGODIESIS ™  ed è Amministratore della società omonima che detiene marchio e brevetto.


NOTA DI PREFAZIONE ALLE LIRICHE PER CANTO E PIANOFORTE, COMPOSTE SU L’”ALLEGRIA” DI GIUSEPPE UNGARETTI

riferimenti storici in generale

Quando il bello, e il mito e il simbolo, o il sublime e il tragico si sfilacciano, più difficilmente un intento di assolutezza, di unicità, di non ordinario può essere individuato. Nostro afflato interiore però, resta una designazione a quelle prospettive, un legame atavico al quale costantemente tendiamo con differenti consapevolezze. Ciononostante, sarebbe retrivo proporre quegli elementi nelle già note forme loro custodi:

così l’odierna voracità di nuovo, il mutato concetto di soggettività, gran parte della nostra attuale cultura, erede della modernità, distanziano talmente quei remoti trascorsi da ritenere praticabile, e giustamente, soltanto il recupero del loro significato intrinseco, archetipico. Un processo impervio. Del resto ci appartiene la celebrazione del relativismo, del discontinuo e dell’effimero, tanto che, con fuorviante malinteso, diamo al nostro gusto il valore del bello – non semmai il contrario o quantomeno un’indipendenza -, pertanto originalità e riutilizzazioni possono divenire tentazioni irte d’insidie.

La ciclicità storica alterna fasi di luce e d’ombra, e ora, reduci da assuefazioni agli estremi della ricettività fisica oppure intellettuale, sentiamo uno slancio alla meta d’altri lucori, altri credere, altri postulati di cui abbiamo non insicura contezza. Taluni periodi della storia e movimenti artistici come la cultura greca classica, gli ideali di universalità della cultura illuminista e dell’arte neoclassica, il Romanticismo o la pittura metafisica sono tra i più appropriati alla formazione di una continuità storica. La bellezza-vero sprone al migliorarsi di ogni società- nei concetti di mito, di simbolo, di allegoria, di metafora, quindi nell’enigmaticità che la permea, vale a dire la sua componente metafisica, particolarmente si esplica nei citati momenti della storia quale elemento composito, ubiquo, atemporale, quindi già per sé indica un nesso, un legame. Un’eredità di siffatta tradizione dovrebbe annunciare, in chiave contemporanea, un’arte capace di offrire ordini di valori, pur applicati con mezzi d’oggi – mezzi irrinunciabili e mirabolanti, ma non fini – in grado di dare stabilità e longevità alle opere, una risposta quanto possibile immune all’accelerazione che ha connotato ogni ambito della nostra esistenza recente e ha trascinato il consumismo nell’arte aumentando la quantità, la velocità di produzione e il deterioramento delle opere stesse.

 Il passato remoto.

Con l’approdo al XIX secolo, una levigata autenticità primigenia, dà adito a una fase storica forte d’un pensiero superiore, inclusivo dei concetti di mito, di simbolo e di metafora quali depositari di un sapere panottico. Nell’ulteriore impulso al bello, individuato nella possibile perfettibilità della natura stessa, epifanie fulgide completeranno l’alchimia per giungere alle vette tra le più elevate dell’animo umano; non solo, il sublime e il tragico, che avranno il loro conclamarsi nel Romanticismo, renderanno straordinarie e rinvivite da altro spirito la visione e l’appartenenza al Creato. Pur legittimato e perorato con dottissima erudizione e finissima sensibilità da figure rappresentative, il successivo, vasto e articolato decadentismo renderà giustizia all’etimo del suo nome: gli effetti per certi versi disgreganti del positivismo, della rivoluzione industriale e, nondimeno, dell’imperialismo non potranno non essere obiettivamente disvelati e, dunque, gli alti voli di alcuni decenni addietro ridurranno la loro gittata.

 Il passato prossimo.

Non potendo ascrivere il pluriforme momento cosiddetto postmoderno a dignità di paradigma, guardiamo l’alba del nuovo millennio al tempo stesso con credulità, diffidenza e tremula speranza, resesi necessarie al seguito di un’epoca in cui le arti, nell’anelito di creazioni lungimiranti, ampiamente hanno afferito alla scienza secondo tratti che le sono propri. Laddove l’antico intendimento di unità fra arte e tecnica pare si confermi perduto, a detrimento d’una componente addirittura cosmogonica, linfa dell’esperienza umanistica, il fenomenale avvento tecnologico ha rivestito al cospetto dell’ispirazione artistica un ruolo finanche capzioso, suggerendole la percezione della necessità di un ineludibile raffronto, inducendole l’occorrenza di congegni inediti, cagionandole l’obbligatorietà del comprovabile. Le fiducie di rinnovata spiritualità porte all’inizio del Novecento non hanno trovato congruente riscontro negli andamenti della politica come pure nell’omologazione sociale e nelle leggi di mercato dei tempi a venire: il sapere e la bellezza artistica poco si librano in acquisita continuità, poco rilucono in ambiti nuovi, e produzioni odierne, cornucopia d’eclettismi, sovente sembrano muoversi dentro un computo d’autoreferenza.

 L’urgenza, ovvero l’illusione del Novecento.

Le tensioni del sistema tonale musicale intese tradizionalmente sono oggi ricollocate, superate entro una libertà oramai acquisita, ma quanti decenni si son resi necessari, quanto lavoro, quanti artisti hanno concorso alla formazione di quei nuovi costrutti oggi condivisi? Chi vi è riuscito ha trovato regole nella libertà, d’altronde la libertà più alta ha regole che l’uomo non può (non deve!) predire, ma cogliere. Nell’arte non vi è posto per improvvise rivoluzioni: come non lontano dai processi genetici, tutto è in continua, inarrestabile, lenta trasformazione, e il risultato è poi connaturato, ritrovato come evidente in noi stessi. Nell’arte, al più, i grandi e coraggiosi momenti di frattura hanno imposto un possibile balzo in avanti, hanno avuto l’importante ruolo di rappresentare un cambiamento in atto del quale, tuttavia, i tempi non potevano essere oltremodo compressi. Non a caso altre volontà di rottura, di minor portata, pur indicando delle linee – non di rado delle antitesi – hanno ricevuto il limitato tempo di un’imposizione, di un’urgenza. Solo il potenziale assimilabile a livello antropologico quindi, ha la facoltà di segnare il passo. Là il significato e il motivo dell’irrinunciabile sguardo volto al passato da parte degli artisti più che innovatori.

 Conclusione: auspici di libertà e di pace.

La bellezza è libertà e relazione; assunto delle mie proposizioni in fieri diverrà quindi, dai presenti lavori per canto e pianoforte su testi tratti dall’opera poetica ungarettiana, tramite la scrittura semplificata, quasi priva d’indicazioni, nelle misure e nei valori ritmici rispettivamente dediti al verso e alla parola, lasciare all’interprete la possibilità di figurarsi ogni suono; secondo la propria idea di andamento, di dinamica, tuttavia nel vincolo dell’altezza e nella resa di un ordine formale, in un equilibrio quindi tra esterno ed interno, tra oggettivo e soggettivo da cui il disegno della libertà non potrebbe non avere origine. La parola “interpretare” potrebbe essere così un accedere al domani, un coglierlo. Se l’arte racchiude nelle sue leggi profonde giustizia sopra le parti e benefico nutrimento, indicazione e forza per accogliere l’ineluttabilità della vita, doni preziosi nella nostra epoca in cui vige la mancanza di un’etica condivisa, quelle leggi sono oggi valutate con riguardo e oramai acclarate come urgenti: orme marcate già si trovano lungo questa via, evidente si tratti del segno che guardiamo l’alba del terzo millennio con qualcosa in più d’una tremula speranza. Forse in un nuovo Rinascimento?

Paolo Ceccarini

 





Paolo Ceccarini – Abstract Concerti Improvvisati (estemporanei)

 

Gli elementi di maggior forza e connotazione dei concerti improvvisati sono:

A) la rarità (vicina all’unicità) dell’evento presentato, se inteso nei termini di reale e libera estemporaneità creativa ascritta ad uno stile di provenienza classica.

B) l’irripetibilità del momento e la sinergia col pubblico e il luogo, quali elementi di valore e forte comunicazione degli eventi. Ciò che deve esser chiaro ed attraente, al di là delle linee di conduzione (di seguito trattate) o le possibilità di interazione con elementi altri dalla musica, è infatti l’estemporaneità, essendo in realtà il vero fattore di diversità da innumerevoli manifestazioni di varia struttura o, semplicemente dai concerti tradizionali;

C) i tratti peculiari del prodotto ben si inseriscono in una contemporaneità non solo metamorfica e aperta come quella odierna, ma ancor più aderente ad una attuale tendenza sociale costituita da una duplicità apparentemente contraddittoria: una volontà di cogliere il momento espresso attraverso una modalità né annunciata né ripetuta e, parimenti, un auspicio soggettivamente lucido, di un nutrimento spirituale permanente nascente proprio da quel momento numericamente unico;

D) come per un concerto pianistico, l’economia di mezzi potenziale riduce i costi di allestimento, al minimo, ad un pianoforte adeguato, quando non già presente (come spesso accade) presso gli enti, le società di concerti e simili;

E) oltre l’allestimento minimo di cui sopra, facoltativamente, è possibile valutare incrementi del numero di tecnologie impiegate o di arti accostate alla musica, ma sempre entro limiti di investimento ridotti. La semplicità degli allestimenti agevola sia gli spostamenti al luogo del concerto, sia la realizzazione del concerto in siti atipici e suggestivi (piazze storiche, luoghi d’arte, installazioni);

F) l’economia dei mezzi da impiegarsi negli eventi favorisce e permette l’impiego di risorse nel marketing sia strategico che operativo il quale, essendo comunque relativamente mirato, esige costi comunque non elevati, rispetto a quelli più tipici di altre forme di espressione artistica multimediale. Tale economia ha evidentemente effetti benefici sui profitti dei diversi soggetti.
Gli elementi di maggior duttilità e le condizioni essenziali sono:

A) la possibilità di utilizzare organici disparati, dal pianoforte solo (principalmente), al pianoforte solo con elementi scenografici costituiti da luci, proiezioni di fotografie d’arte, oppure (eventualmente) interazioni con altri artisti (mimi, disegnatori ecc.). Può esser presa in considerazione la partecipazione di una voce cantante o recitante. Interessanti possono essere realizzazioni grafiche/visive mediante utilizzo di tecnologie particolari in tempo reali;

B) condizione essenziale in un evento fondato sull’estemporaneità, è la pianificazione di una linea di conduzione sulla quale il concerto si attiene senza rinunciare alla massima libertà espressiva e musicale. L’aderenza ad una argomentazione opportunamente scelta (vedi punto seguente) permette anzi una libertà non a rischio di una percezione meno chiara del procedere del concerto, questo anzitutto da parte del pubblico.

C) l’argomentazione, scelta anche con soggetti terzi, deve essere parte consustanziale del prodotto: un’argomentazione di carattere sociale, internazionale, spirituale, propositiva, oppure specifica e adatta al Paese in cui si realizza l’evento e/o portatrice di un messaggio fortemente italiano, oppure ancore tematiche contemporanee e, particolarmente, manifeste mediante tramiti tangibili, ben identificabili e adatti ad esser fonte d’ispirazione musicale ed artistica come forme letterarie (primariamente poesie; haiku…), non escludendo loro autori presenti al concerto, costituiscono al contempo un elemento ordinativo e di richiamo oltre le peculiarità (l’improvvisazione) del concerto stesso. Un’opportuna rosa di argomentazioni può costituire una occasione di maggior proponibilità del prodotto sul mercato, così come un medesimo argomento (ovvero un medesimo titolo e un medesimo concerto) più volte riproposto potrà essere forte della variabile dell’esecuzione di musica nuova ma egualmente attinente alla medesima trama dell’evento.

D) i luoghi indicati per i concerti devono essere prevalentemente scelti tra luoghi normalmente dedicati ai concerti affinché, pur nella loro peculiarità, i concerti improvvisati vengano ascritti ad eventi musicali. La scelta del target dei luoghi deve essere (se attinente a sedi per concerti) idonea poiché questa svilirebbe la serietà di un evento che superficialmente correrebbe il rischio di non esser pienamente colto – non avendo, trattandosi di musica sostanzialmente classica (non etnica o jazz, per esempio) praticamente precedenti quantomeno recenti o, alla peggio, incasellato in una attività circense totalmente lontana dai nostri voleri; tale scelta nemmeno deve essere troppo vicina ai luoghi più sacri della musica nei quali, anche fuori d’Italia, a parte la davvero non facile accessibilità, una performance di questo tipo potrebbe essere ritenuta quasi incollocabile. Innumerevoli sono quindi le possibilità di luoghi che si possono ritenere idonei. Ambiti teatrali possono essere di volta in volta valutati.

E) ulteriore possibilità: alternare alle esecuzioni estemporanee, musiche pianistiche per pianoforte d’autore, tratte dal mio repertorio solistico, comprendente numerose composizioni di Bach, Beethoven, Brahms, Chopin, Debussy, Haydn, Liszt, Mozart, Ravel, Schoenberg, Schubert, Schumann.
Un elemento ulteriore costitutivo di un indotto:

La possibilità di realizzazione di dvd o file video ripresi live e montati a posteriori, quali documento e realizzazioni di filmati e/o cortometraggi di particolari concerti corredate di contenuti aggiuntivi di vario genere.

 

Paolo Ceccarini






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